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L’imprevisto della fotografia

La fotografia non respinge nulla, non sceglie nulla, non distingue nulla, nemmeno i curiosi effetti di luce, quelle registrazioni dello spettro tanto care a Turner.

Così ci troviamo di fronte all’idea di un sogno che pensa prevalentemente per immagini visive. Senza dover scomodare Freud. 

Per questo, forse, l’approccio alla fotografia è così tormentato e doloroso: le fotografie di paesaggio per esempio ci restituiscono intense evocazioni poetiche, ma anche spettrali radiografie storiche. Da esse proviene un silenzio siderale, l’ineffabile movimento di una nota monocorde, persistente, come se quella nota fosse emessa all’infinito. È il rumore del tempo, il fragore del silenzio. Di quest’imprevisto della fotografia si deve tener conto: è la sua ineluttabile perfezione e la presenza d’ogni dettaglio che muta in nature morte tutte le vedute.

Giuseppe Marcenaro, Fotografia come letteratura, Bruno Mondadori, 2008.

 

 

In foto: Maura Grussu, Fueddu e Gestu, ritratta all’interno del pozzo sacro di Santa Vittoria di Serri, Sardegna, 2011. Fotografia di Simona Toncelli.