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Lo stesso disturbo del non esserci.

Le pagine dei libri sono fatte di scrittura silenziosa. Le lettere degli alfabeti che le compongono sono segni inanimati cui soltanto la nostra partecipazione riesce a dare un senso. I libri sono costruiti da alfabeti convenzionali per comunicare incomunicabili incroci e passabili messaggi. Come in fotografia, con un codice privato. 

Atget, nel suo mondo vuoto, fatto di paesaggi muti, non racconta. Si è limitato ad additare. I paesaggi di Atget non sono belli, non sono vedute, ma il rovescio della veduta. Simile a un testo scritto vanno risvegliati dal “lettore” altrimenti resterebbero consegnati al loro eterno silenzio. Atget ricorda certi narratori che in più e più pagine non dicono nulla. Si abbandona al silenzio della scrittura. Atget non trionfa mai sulla vita, corteggia invece l’effetto lapide. Come in questa immagine […] dove si accetta l’ineffabile: un destino oltre il quale prosegue l’ineffabile caduta verso la linea piatta. […]

L’inutilità della descrizione, tanto in fotografia quanto in letteratura, porta oltre la non percezione, il non sguardo dopo la morte, lo stesso disturbo del non esserci.

Giuseppe Marcenaro, “Fotografia come letteratura”, Bruno Mondadori, 2008.

 

In foto: Hiva Oa IV in navigazione a vela, al largo delle coste della Corsica, 2014, durante una delle missioni di censimento dei tursiopi  (Tursiops truncatus) intorno all’Île de Beauté per conto del Sanctuaire Pelagos, organizzata dal Parc Naturel Regional de Corse. Fotografia di Simona Toncelli, fotografo della missione.